Bisenti

Bisenti città dalla gloria antica con un nome da difendere

Il verde dei boschi che si alterna a quello dei campi è interrotto solo dal nastro di asfalto che si inerpica verso Bisenti. Laggiù, dopo l’ultima altura, svetta possente il gigante d’Abruzzo. Il massiccio del Gran Sasso che il contrasto del verde e uno straordinario gioco di luci fa apparire viola! In basso scorre limpido il fiume Fino, che da il nome alla valle. Ed ecco Bisenti!

Bisenti città dalla gloria antica

Il nome deriva dal termine latino Biseptum (tra due corsi d’acqua) o Bisemptum (venduto due volte). Sorge a 274 metri sul mare, nell’alta Valle del Fino. Su una collina alla confluenza del fiume Fino con il torrente Fossato. La città ha gloria antica ed un nome da difendere. La gloria gli viene da una lunga storia che risale all’età del ferro. Testimoniato dal ritrovamento di due fibule in bronzo risalenti al VII sec. a.C., oltre che a necropoli dello stesso periodo in località Campo delle Piane. La città con il suo fiume nei secoli ha ruolo di terra di confine. Nel periodo italico fa parte del territorio della Vestinia separata dal fiume Fino dal territorio dei Sabini Adriatici. Al tempo dei romani divide la Regione V Piceno dalla Regione IV Sabina e Sannio. Infine nel periodo longobardo segna il confine tra il Ducato di Spoleto e il Ducato di Benevento.

fiume Fino

Un nome da difendere: Ponzio Pilato

Il nome da difendere è quello di Ponzio Pilato. La leggenda che vuole Bisenti quale patria di Ponzio Pilato, a differenza delle altre leggende è molto articolata. Secondo questa tradizione un avo del celebre funzionario romano, Ponzio Aquila, ha partecipato alla congiura delle idi di Marzo contro Giulio Cesare. Ristabilito l’ordine pubblico le famiglie dei cesaricidi sono confinate presso le colonie romane. Tra queste i Ponzi furono esiliati in quel di Berethra antico nome di Bisenti. Dal greco BARATRON “valle stretta e profonda”. Nato e cresciuto in questa località, il giovane e futuro prefetto ha avuto dunque possibilità di conoscere le tradizioni ebraiche. E apprendere l’aramaico. L’allora Berethra, infatti, era è ubicata nel cuore di un territorio, dell’area centro-adriatica. Conosciuto in antichità con la denominazione di “Palestina piceni”. In quanto colonizzato nel 600 a.C. circa da popolazioni mediorientali provenienti dalla terra di Canaan.

Ingresso di Bisenti dalla strada pedonale che conduce al fiume Fino

La casa natale di Ponzio Pilato

Se giriamo per il paese e chiediamo informazioni i bisentini indicano addirittura la casa natale di Pilato, in via del Pastificio. Ci si trova davanti ad una struttura con caratteristiche tipiche di una domus romana. Pur mancando l’ingresso principale e il vestibolo, perfettamente conservato è l’atrio, che da luce alle stanze e accesso all’impluvium. A proposito dell’approvvigionamento idrico dell’edificio, si rileva la presenza di un qanat. Un sistema idraulico sotterraneo, dalle caratteristiche analoghe a un impianto di approvvigionamento idrico che porta l’acqua di una sorgente da Atam alla città di Gerusalemme. Fatto costruire proprio da Ponzio Pilato, come narrato dallo storico Giuseppe Flavio. Dagli ultimi tempi dell’impero romano, fino alla dominazione longobarda, non si hanno notizie certe. Nel 1279 il feudo di Bisenti passa agli Acquaviva di Atri. Dopo di questi vi dominano le famiglie Sforza, Folliero, Maiorano e Gattola.

Un giro per il centro storico

Passeggiando per il centro storico ci si può soffermare su due nuclei. Quello del Castello. Il più antico, a forma ovoidale, con al centro la torre, risalente al XII secolo, sotto la dominazione normanna. Il secondo nucleo, più recente, cinto da nuova mura, realizzato nel XIV secolo sotto gli Acquaviva. Comprende la Parrocchiale e la Casa Abbadiale dei Celestini. Proseguendo per una delle vie principali si arriva in Piazza Vittorio Emanuele III. Qui si trova la chiesa Parrocchiale di S. Maria degli Angeli. Realizzata nel XV secolo, probabilmente su una chiesa precedente. Di cui rimane il rosone rinascimentale. Ed è stata ingrandita nella seconda metà del XVIII secolo, su progetto di Giovanni Fontana di Penne. È una delle più grandi Chiese abruzzesi, essendo lunga 31 metri, alta 16 e larga 10. Il campanile, costruito insieme con la Chiesa, è alto 41 metri.

S. Maria degli Angeli

La vita è l’anima di Bisenti nei ricordi del “Vate”

Una festa molto sentita è quella del 2 agosto: Santa Maria degli Angeli. Si può facilmente immaginare la vita della comunità montana dei bisentini. Con le campane che scandiscono l’inizio e la fine del giorno. Si sente ancora viva nelle strade del centro storico l’allegria dei giorni di festa. Come ricorda Gabriele D’Annunzio nelle Novelle della Pescara (1902).
“A Bisenti, molte giovinette, con in capo canestre di grano, conducono per le vie un asino che porta su la groppa una maggiore canestra; ed entrano nella chiesa della Madonna degli Angeli, per l’offerta, cantando”.
La devozione alla Santa Maria degli Angeli è introdotta a Bisenti dai monaci della badia di San Salvatore. Secondo la leggenda, una bellissima statua della Madonna apparve sulla sponda del fiume Fino circonfusa di vivissimo splendore. La popolazione del paese, con fastosa processione, la portò in paese e la traslò nella chiesa successivamente a Lei dedicata.

La magia del luogo rende Bisenti un itinerario assolutamente da percorrere e riscoprire. Percorrendo le sue strade tutte curve. Con panorami che cambiano ad ogni svolta.

Commenta:

Autore dell'articolo: Mirko Di Leonardo