A Pescara la tappa abruzzese di “Aromi d’Italia”, per scoprire i territori attraverso l’identità olfattiva agroalimentare

PESCARA – Ieri ha fatto tappa in città, al porto turistico “Marina di Pescara”, il bus di “Aromi d’Italia”, particolare tour promosso dal Ministero del Turismo all’insegna dello slogan “Scopri l’Italia che non sapevi”. Tutto nasce da un accordo di programma tra lo stesso Ministero e la Commissione Politiche per il Turismo coordinata dalla Regione Abruzzo, con la Toscana come capofila. La selezione dei piatti o prodotti che rappresentano i vari territori è stata fatta ascoltando gli stakeholder. Ogni regione si è legata a un argomento, e l’Abruzzo – fedele alla sua immagine di terra verde d’Europa – ha seguito il tema “parchi e natura”.

Come ha spiegato il sottosegretario con delega al Turismo, Daniele D’Amario, “per uscire dallo stereotipo dell’arrosticino abbiamo scelto il pecorino di Farindola, che è comunque identificativo del nostro territorio. Parliamo dell’unico formaggio a essere realizzato utilizzando caglio di suino, in grado di conferirgli profumi più marcati, soprattutto nelle forme più stagionate. Un prodotto ricco di storia e tradizione, conosciuto e apprezzato anche oltre i confini nazionali, tutelato con il marchio dei Presìdi Slow Food e inserito tra i 150 PAT Prodotti Agroalimentari Tradizionali riconosciuti dal Ministero dell’Agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste (Masaf)”.

E, dal canto suo, il sindaco di Farindola Luca Labricciosa ha parlato di “una preziosa opportunità anche di lavoro”, ponendo l’attenzione su quello che il Pecorino di Farindola ha rappresentato e rappresenta oggi sotto il profilo socio-economico, vale a dire “l’emblema della rinascita delle nostre aree interne, un’occasione di sviluppo e ripopolamento dei borghi di montagna altrimenti destinati all’abbandono. Tanti giovani che insistono nell’areale di produzione che abbraccia diversi comuni delle province di Pescara e Teramo hanno deciso di restare dedicandosi alla produzione di questa autentica eccellenza dell’agroalimentare regionale rilanciando la micro-economia del territorio anche in chiave turistica”.

L’obiettivo finale di questa iniziativa nazionale è chiaro: fare qualcosa per raccontare gli “aromi d’Italia”, con un kit olfattivo dove ogni regione è rappresentata, appunto, da un aroma. Non solo gusto, dunque, ma anche la giusta importanza conferita al naso: in questa maniera si riescono a scoprire i singoli territori attraverso quella che viene definita “l’identità olfattiva agroalimentare”. Trasponendo tale approccio all’Abruzzo, la questione si fa ancora più interessante. I piatti serviti ieri, e assaggiati rigorosamente a bordo del pullman che sta girando tutto il Paese, sono stati preparati dall’Unione Regionale Cuochi, presieduta da Lorenzo Pace. E proprio quest’ultimo ha dichiarato: “Per noi è una grande occasione e un piacere poter contribuire alla crescita economica e sociale attraverso il cibo, e non solo”.

A capo della brigata c’era la “Lady Chef” Giovanna De Vincentiis. La squadra era infine completata da Carlo Auriti, Emma Barone e Nicla Santilli. A coloro che hanno partecipato a questa esperienza e’ stato altresì sottolineato il valore salutistico del pecorino di Farindola: si è infatti riscontrata una densità nutrizionale, verificando che ci sono fattori di beneficio per i consumatori nel mangiare questi prodotti, realizzati ancora rispettando la natura territoriale. E poi il pecorino di Farindola è un apportatore di Omega 3, come ricordato dal presidente onorario del consorzio di tutela del Pecorino di Farindola, Ugo Ciavattella. Insomma, non manca niente per poter parlare di perfezione assoluta.

Il tour “Aromi d’Italia” si articola, in tutto, in 17 tappe con l’obiettivo di far scoprire i prodotti tipici e le ricette dei diversi territori attraverso un bus-ristorante di ultima generazione con all’interno cucina e tavoli per la degustazione e il succitato kit olfattivo capace di evocare in maniera immediata i luoghi da cui provengono. Seguendo questo “faro”, gli chef dell’Unione Regionale Cuochi Abruzzesi hanno proposto un percorso di piatti all’insegna, come detto, della valorizzazione del Pecorino di Farindola e con l’aroma di pino mugo. Si è partiti con un morbido di Pecorino di Farindola su frolla salata con peperone dolce di Altino, spugna e maionese al pino mugo, dove non è mancata persino la nota piccante. Top.

I commensali sono poi passati a un pane cotto con erbe spontanee, fonduta di Pecorino di Farindola, pomodorini canditi e olio al pino mugo. E d’altronde la crema di pecorino, fatta come se fosse una fonduta, è sicuramente un valore aggiunto, poiché non solo arricchisce il pane, ma avvolge i sensi con il suo sapore intenso e deciso, senza risultare mai eccessiva. È una vera e propria coccola per il palato, mostrandosi come un abbraccio tra il rustico e il raffinato. Questo, in definitiva, è molto più di un piatto: è un’esperienza culinaria che parla di rispetto per le materie prime e di un desiderio continuo di innovare senza mai dimenticare le proprie radici.

Il pasto si è infine concluso con una golosa creazione di Giovanna De Vincentis: il cremoso di cioccolato bianco e olio extravergine d’oliva “Toccolana”, lampone, biancomangiare con Centerba e sambuco e crumble di cacao. Un perfetto esempio di come la cucina possa trasformarsi in una “dolce” narrazione, dove ogni boccone racconta una storia. Questo dessert ha saputo senza dubbio sorprendere e affascinare i presenti, con il suo equilibrio tra zuccherosità, acidità, croccantezza e morbidezza. Ci è decisamente piaciuto. Promosso a pieni voti.

In abbinamento a tutte le pietanze c’erano i vini biologici di Chiusa Grande, dal Dna D’Eusanio Bombino Igt al Dna Cerasuolo d’Abruzzo Doc Superiore, fino al Nontiscordardime Passerina Brut. In altre parole non è mancato neanche il tocco del “vinosofo” Franco D’Eusanio a questa bella giornata, funestata (ma, a conti fatti, non troppo) solo dalla forte pioggia, che tra l’altro per fortuna è rimasta all’esterno, trasformando il pullman in una sorta di isola felice al riparo dalle intemperie, sia atmosferiche sia esistenziali.

Nei mesi scorsi un pool di esperti e le istituzioni locali hanno individuato un prodotto o un piatto “simbolo” e ne hanno estrapolato l’identità olfattiva, l’aroma che richiama quella pietanza e che ogni territorio può utilizzare come strumento di conoscenza e valorizzazione favorendo il racconto della cultura italiana attraverso la diversità dei profumi e dei sapori enogastronomici locali. Questa idea, tanto suggestiva quanto originale, ha la nostra approvazione perché nella vulgata comune si tende ad associare il naso prevalentemente al vino, dimenticando che in realtà anche per i piatti l’elemento olfattivo è fondamentale e, se si ha la possibilità di trasformarlo in un profumo, con tanto di boccetta, la qualità cresce ulteriormente. In definitiva, l’identità olfattiva agroalimentare diventa un nuovo modo di promuovere e tutelare il patrimonio gastronomico e culturale della nostra nazione, offrendo un’esperienza unica che coinvolge tutti i sensi.

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Autore dell'articolo: Redazione