San Martino

Fara San Martino porta naturale del parco Nazionale

In uno scenario di incommensurabile bellezza. Proprio allo sbocco di uno dei valloni più selvaggi e suggestivi della Majella: il vallone di Santo Spirito. C’è Fara San Martino. Bagnata dalle limpide acque del fiume Verde. Per questa ragione considerata la porta naturale del Parco Nazionale della Majella.

Fara San Martino: dal neolitico alla sottomissione a Roma

Fara San Martino sorge esattamente a 440 metri sul mare. Alle falde del versante orientale del massiccio della Majella. Dalle cui vette si aprono profonde gole rocciose così tanto che scendono fino al paese. Deve il nome ad un termine di origine longobarda. Che infatti indica un gruppo di famiglie e individui parenti in cui era diviso il popolo. A proposito diversi sono i rinvenimenti che testimoniano la  presenza umana nel periodo Neolitico. Oltre a questo in località Tre Portoni, a 2100 metri di altitudine, sono state ritrovati resti di questo periodo. Nei primi secoli avanti Cristo apparteneva alla regione abitata dal popolo dei Carricini. Poi con l’annessione a Roma i Carnicini hanno l’obbligo della fornitura di truppe militari. Il territorio tra la città di Cluvie (attualmente Piano La Roma) e Fara è segnato da diverse tracce di centuriazione. Nonché dalla presenza di resti di ville rustiche (vici) e necropoli.

I monaci benedettini nel medioevo e San Martino

Fara San Martino
Gola di San Martino. Strettoia di ingresso.

Tra IX e X secolo la città è occupata dai monaci benedettini. Documenti storici testimoniano l’esistenza di due chiese proprio in questo periodo. San Martino in Valle e San Pietro. San Martino fa capo ad un complesso monastico benedettino. Il monastero sorge nei pressi dell’abitato di Fara. Al quale è collegato da uno stretto passaggio. La leggenda racconta che questa strettoia, chiamata gola di San Martino è stata aperta dal santo. Dopo aver ascoltato le preghiere della popolazione a lui devota. Apre una via alle acque e ai pascoli. Difatti si dice che le buche presenti sulle pareti sono i segni delle gomitate date dal santo per aprirsi la via. All’ingresso sono ancora visibili i resti della porta, unica via di accesso a San Martino in Valle.

 

La dipendenza dal Capitolo Vaticano

Fara San Martino
Abbazia di San Martino a valle. IX sec.

I ruderi dell’abbazia sono sepolti sotto la ghiaia. Ma nonostante questo non sono riusciti a ripararlo dalla montagna. Infatti nel 1451 è stato quasi totalmente abbandonato. Il nucleo urbano più antico è identificabile nei quartiere di Terra Vecchia. Posto in posizione elevata.  Circondato da mura e attorniato da torri di avvistamento. Sono ancora visibili tracce di queste strutture fortificate e delle torri. Ancora persiste nella sua eleganza settecentesca la porta d’ingresso all’antico borgo. Caratterizzato da una singolare struttura urbanistica. Tipicamente medioevale. Con una strada principale e diverse vie disposte ortogonalmente. Orientate in modo che la pioggia pulisse l’intero abitato scaricando le acque nelle zone perimetrali poste ad un livello inferiore. Sulla parte destra del portale d’ingresso è visibile lo stemma del paese: una mitra e un pastorale. Testimonianza di quasi tre secoli di dipendenza dal Capitolo Vaticano dal 1494 al 1789.

I lanifici e la nascita della pastiera eccellenza mondiale

Ultimo ma non meno importante nel 1700 infine sorsero i lanifici Cipolla. Dei Verna. Dei Tavani. Anche i De Cecco all’inizio lavorano la lana fino a quando Filippo abbandona questa tradizione familiare per dedicarsi alla pastificazione. E proprio oggi il nome di questo paese è legato all’attività dei pastifici. Aria salubre! acqua purissima! materia prima pregiata! Ma ancora più importante è la tecnologia di produzione all’avanguardia. Che difatti permette di ottenere una pasta apprezzata in tutto il mondo per qualità e genuinità. Concludendo questo è un invito a scoprire un posto meraviglioso che merita davvero di essere visitato.

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Autore dell'articolo: Mirko Di Leonardo