CASTILENTI – Il nostro primo approccio con San Lorenzo Vini è avvenuto qualche settimana fa durante una cena al Lido San Marco di Francavilla al Mare, dove abbiamo scelto proprio un loro Cerasuolo per accompagnare la nostra cena di pesce. Ma non va dimenticato neanche il loro frequentatissimo punto vendita di Pescara, all’inizio della via Tiburtina. Oggi però siamo qui per raccontare tutta un’altra storia, complice l’invito a un esclusivo press tour. È stato il Pecorino il protagonista della seconda edizione di “Una giornata da San Lorenzo Vini. Insieme tra vino, cultura e natura”. L’evento è stato organizzato dalla Cantina di Castilenti, alla presenza di giornalisti e food blogger che hanno trascorso una giornata itinerante con i fratelli Gianluca e Fabrizio Galasso e il loro zio Gianfranco Barbone, titolari della cantina giunta alla sua quarta generazione. La storia di San Lorenzo risale al 1890, quando furono piantati i primi vigneti.



Prima tappa del programma è stato Palazzo De Sterlich, bel manufatto del 1500, nel centro di Castilenti, che è stato acquistato dalla famiglia esattamente dieci anni fa, cioè nel 2015. Qui Gianluca ha illustrato la storia del Palazzo e la bottaia dove affinano alcuni vini della Cantina. Prima di entrare nel cuore della degustazione è intervenuto l’antropologo e docente all’Università di Tor Vergata a Roma, Ernesto Di Renzo, che ha tenuto una relazione sul Pecorino dal nome: “Si dice Pecorino si intende Genius Loci”. Il professor Di Renzo ci ha spiegato che “il Pecorino è oggi uno dei vitigni autoctoni più richiesti e consumati tra i giovani. Il rapporto con i vini è fortemente plasmato dalla cultura, che va quindi a influenzare anche i gusti dei consumatori. Per i vitigni autoctoni e’ forte legame con la storia e il territorio”.


“Quando ad esempio siamo in un locale e dobbiamo scegliere un vino – ha aggiunto Di Renzo – il pecorino e i vitigni autoctoni in generale si stanno imponendo sempre di più nelle scelte degustative. Questo perché le nostre scelte, i nostri gusti, sono totalmente plasmati dalla nostra cultura, dalle nostre origini, dalla nostra identità. Il Genius Loci, strettamente legato anche al concetto di terroir e quindi ai vitigni autoctoni si riferisce ad un luogo, all’appartenenza e quindi all’unicità di quel vino”. Di Renzo ha saputo intrecciare storia, antropologia e viticoltura, dimostrando come il Pecorino non sia solo un’uva, ma un simbolo dello spirito di questi luoghi. “Noi abbiamo puntato da sempre sul Pecorino – ha detto Gianluca Galasso ai presenti – un vitigno che in questo territorio si è adattato perfettamente e ci ha dato grandi soddisfazioni. Oggi per l’occasione abbiamo degustato annate vecchie che ci hanno stupito nella loro potenzialità di invecchiare ed evolversi”. La Cantina lo produce sin dal 1998, con circa 40mila bottiglie ogni anno. Un tesoro che va assolutamente valorizzato, anno dopo anno.

Parliamo dunque della degustazione del San Lorenzo nelle annate 2018, 2016, 2015, 2013, 2010 e 2007. Si è andati all’inverso, partendo cioè dal 2018: un’annata interessante sia al naso sia in bocca, ottimo punto di partenza. Il 2018 non è aspro, è un Pecorino dritto, con una sfumatura di zafferano, e inoltre è sapido quanto basta. Nel 2016, invece, troviamo molto meno naso, con un aroma meno presente. Il 2015 è un vino di passaggio, meno carico: non ci colpisce particolarmente, anche se ne riconosciamo l’indubbia qualità. Interessante la nota fumée. Meglio concentrarsi sul 2013, tra i migliori di questa verticale: complice il passare degli anni, comincia a cambiare colore, è più ambrato e leggermente più sapido ma mostra una grande personalità, avvolgente e convincente, con un bel sentore di frutta (nello specifico, pesca e albicocca).

Il 2010 è arancione e liquoroso: un vino da meditazione, non di certo l’ideale per pasteggiare. Si chiude il “tour” con un 2007 che si presenta, a livello di gusto, sulla scia del 2010 ma ancora più intenso – logicamente – nella sua “antichità”: al naso è più in forma proprio il 2007 perché ha note di erbaceo più attive, a cominciare dalla mandorla tostata. Alla luce di queste valutazioni, ci sentiamo di definire il 2013 come il punto di equilibrio tra i due vini (quelli più giovani e quelli più âgée): il Pecorino di San Lorenzo è un prodotto che più invecchia, più si ossida. Come precisa Gianluca Galasso, “nessuno di questi vini è in commercio perché non vendiamo vini da collezione”. Abbiamo apprezzato la presenza di un’acidità mai aggressiva in tutti i Pecorini assaggiati.

“Il nostro Pecorino – ha aggiunto Gianluca – viene fermentato in cemento con lieviti selezionati e poi affinato in bottiglia. Abbiamo deciso di non fare passaggi in legno per lasciare intatti tutti i sentori e i profumi tipici di questo vitigno. E sapere che bottiglie che hanno 20, 25 anni sono ancora sorprendenti, è una grande soddisfazione per noi”. Una degustazione che ha sorpreso i giornalisti presenti con vari commenti e impressioni. La prima vigna è stata piantata nel 1998, e oggi sono circa 10 gli ettari piantati: “Ci abbiamo creduto molto”, svela Gianluca. “Le origini del pecorino risalgono al 1500, questo è un vitigno importante, e penso che sia molto simile al Riesling. Il vitigno autoctono risponde meglio ai cambiamenti climatici e questo va tenuto in considerazione”.

Le annate più giovani hanno regalato un vino dal colore giallo paglierino vivace, note fresche di frutta matura e una bella vena acida tipica di questo vitigno. Ma, quando si è passati alle annate più vecchie, è stato sorprendente degustare un vino che è rimasto ancora complesso e piacevole al gusto. Un vino che, insomma, “ha retto” bene fino a oggi. Al naso profumi di mandorla, frutta secca e camomilla e in bocca un vino dal sapore ancora vivace che è stato definitivo dal sommelier Gianni Sinesi, presente all’evento, “da meditazione” per le sue note quasi passite ma ancora con una bella acidità persistente.

I vigneti San Lorenzo si estendono per 160 ettari nella tenuta di famiglia. Nel rispetto della tradizione e del territorio, la maggior parte degli impianti si concentra quasi esclusivamente sui vitigni tipici d’Abruzzo, allevati a filare o a pergola abruzzese. Alcune proprietà si trovano anche nella provincia di Pescara. L’evento voluto da San Lorenzo non è andato a celebrare soltanto un vino, ma ha voluto e saputo esaltare anche l’anima di un’intera regione e il lavoro instancabile di una famiglia che da sempre crede profondamente nella sua terra.

Oggi alla guida della cantina ci sono Fabrizio e Gianluca e lo zio materno Gianfranco Barbone che segue tutta la parte agronomica, insieme hanno dato a questa realtà una forte spinta all’innovazione pur rispettando la tradizione del territorio. La gestione famigliare garantisce un’attenzione particolare al prodotto, grazie ad uno scrupoloso controllo di tutta la filiera produttiva, dalla coltivazione del vigneto agli aspetti enologici, all’imbottigliamento fino alla vendita. La Cantina San Lorenzo è la più grande azienda vinicola familiare del teramano che formano un unico grande appezzamento che si estende su tre crinali di collina.

Intorno alla Cantina ci sono antichi casolari ristrutturati con cura dalla famiglia Galasso e sono collegati tra loro da stradine di campagna circondati da imponenti cipressi e suggestivi laghetti. I casolari sono destinati all’accoglienza degli ospiti e ai momenti di convivialità come quello che si è svolto ieri. “Nei nostri vini mettiamo da sempre passione e territorio – ha concluso Fabrizio – senza trascurare l’aspetto sostenibile al quale teniamo molto e che portiamo avanti con azioni concrete in Cantina. Una su tutte, l’adesione al sistema SQNPI, certificazione delle produzioni agricole ottenute in conformità ai disciplinari regionali di produzione integrata, che prevedono l’utilizzo di tecniche compatibili con la tutela dell’ambiente, la salute degli operatori agricoli e dei consumatori”.



La giornata si è conclusa presso il B&B ‘Il Giglio Rosso’, struttura appartenente al complesso della Cantina, dove gli ospiti hanno degustato i vini attualmente in commercio di San Lorenzo, a cominciare ovviamente dal protagonista Pecorino (il vitigno autoctono che sta riscrivendo la storia enologica d’Abruzzo), abbinati ai piatti dello chef Guido Brandito. Tanti i manicaretti proposti, con idee anche interessanti come ad esempio quella della “pasta soffiata”, ricavata dalla pasta cruda. L’appuntamento adesso è all’anno prossimo, per la terza edizione di “Una giornata da San Lorenzo Vini. Insieme tra vino, cultura e natura”.



